Il Venerdì Santo a Bronte
Altro elemento fondamentale per conoscere la caratteristica cultura del paese, riguarda la celebrazione del venerdì Santo, che è l’elemento di tradizione popolare più sentito, le cui origini sono antecedenti all’ufficiale fondazione del comune, avvenuta nel 1535 per volere di Carlo V che riunì i 24 casali che di fatto formavano la comunità etnea. Oltre che importante per capire la cultura autentica dl luogo, questo rito è altresì utile come elemento d’attrazione turistica. Il Venerdì Santo è uno di quei riti che cadono in un particolare periodo dell’anno. Tutte le feste ed i riti che caratterizzano una determinata società sono finalizzate alla canalizzazione ed all’esorcizzazione di paure e tensioni accumulate dai membri della collettività. Singolarmente con riti scaramantici, di fede o con vari metodi per scaricare la tensione, si cerca di cancellare le ansie accumulate giorno per giorno. Uno dei metodi per farlo però, è anche quello di partecipare ad un rito collettivo. Questi riti si possono presentare in momenti particolari di forte crisi per una comunità, ad esempio le processioni del patrono del paese in occasioni di gravi calamità naturali. Molte di queste tradizioni quasi sempre sono legate alla sfera religiosa, e si ripetono in base al calendario che segue il ciclo della vita dell’anno. Il Venerdì Santo e la Pasqua cadono all’inizio della primavera, in un momento in cui si esce dalle fatiche date dal rigore invernale, e si arriva al momento di rinascita della natura, dei sensi e della vita in generale. I quaranta giorni di quaresima ed i sacrifici compiuti in questo periodo, trovano il momento massimo di espiazione dei propri peccati nel giorno della Passione di Cristo. In questo giorno in funzione della solennità e del significato profondo del rito religioso, si compiono diversi atti di penitenza. Si digiuna, si va in processione scalzi o sotto il fercolo, ed una volta c’era persino chi si flagellava. Chiaramente questi riti vanno letti non solo in funzione ad un immedesimazione della sofferenza di Gesù, ma anche in base alla fine delle sofferenze con il venir meno del rigore invernale. Infatti il Venerdì Santo si lega all’arrivo dopo tre giorni della Pasqua, che simboleggia l’inizio della Primavera, il risveglio della natura, ed in generale la rinascita per l’intera collettività. Il Comune di Bronte così come sostiene Naselli, studiosa che ebbe modo di analizzare le tradizioni popolari del paese grazie alla testimonianza del mazziniano Giuseppe Mazzi, cronista della processione del venerdì Santo nel 1849, per la sua posizione geografica ha una cultura fortemente conservativa che tende a mantenere intatta la propria tradizione e a tramandare quindi gli elementi più importanti legati alla storia del paese. Considerando però le fonti utilizzate per descrivere quella che è la cerimonia religiosa più sentita dalla cittadina etnea, queste analizzano la processione in periodi diversi, nel 1849, agli inizi del ‘900, negli anni quaranta fino ad arrivare ai nostri giorni grazie al lavoro di Cimbali e considerando le interviste fatte a preti e a fedeli che partecipano alla celebrazione. In base a queste testimonianze si evince che ci sono stati cambiamenti anche notevoli nel corso dei secoli, in un rito che ha origine già nel ’300. De Luca sostiene infatti che prima della fondazione della chiesa dell’Annunziata, nel trecento (antecedente alla fondazione del paese avvenuta con l’unione dei 24 casali nel 1535 per volontà di Carlo V), esisteva una cappella dedicata a Cristo alla colonna dove il venerdì Santo gruppi di penitenti si flagellavano. Al culto per questa statua seguì nel seicento quello legato alla Madonna addolorata, la cui statua si trova nella Chiesa della SS. Trinità di Bronte. Questa venerazione cade in un momento storico particolare, il seicento appunto, caratterizzato per la Sicilia da forte crisi economica per i problemi legati al declino della monarchia spagnola a cui la Sicilia era soggiogata. Quando i problemi si fanno pesanti la reazione del popolo è quella di rafforzare la fede. Questo è quello che accade a Bronte con la venerazione della Madonna addolorata il cui fercolo è portato ancora oggi a spalla da decine di fedeli che invocano la madre di Dio. Sono tutti uomini e questo elemento si può collegare alla forte venerazione che i meridionali, in questo caso i brontesi, hanno per la figura della donna, sia essa madre, sorella, compagna o moglie, per cui si nutre un profondo rispetto ma dando ad essa una posizione di sottomissione. Condizione che spesso porta a maltrattamenti,talvolta anche gravi, che alcuni vogliono espiare portando in spalla quella che è la donna per eccellenza, per di più rappresentata nel momento di massimo dolore, la Madonna. Anche se ci si trova nel campo delle memorie storiche, il terzo elemento che si è unito nella processione ai due fercoli precedenti, è stato quello del Cristo morto, che si trova nella Chiesa dei frati Cappuccini, probabilmente nel ‘700. La vara è portata a spalla da uomini che però rispetto agli altri portatori di vara, sono tendenzialmente appartenenti ad un ceto sociale non necessariamente “proletario”, e che di fatti vanno alla processione con un vestito che mostra in qualche modo la loro posizione sociale e sono meno numerosi e meno chiassosi rispetto a quelli delle altre vare. Il quarto fercolo è quello del Cristo crocifisso, che si è unito con molta probabilità subito dopo quello del Cristo morto. Fino a pochi anni fa era portata in processione la statua della Chiesa di San Silvestro, ma essendo soggetta a vincolo dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali, oggi è utilizzata quella della Madonna del Riparo.
Il Cristo morto


Particolare di alcuni membri di una confraternita


Crocifisso ligneo del '600


La Madonna Addolorata


Il Cristo portacroce


Le Pie donne
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