Il Pistacchio di Bronte
“Prendete nei vostri bagagli i prodotti più scelti del paese e portateli laggiù in dono a quell' uomo: un po’ di balsamo, un po’ di miele, del dragante e del laudano, dei pistacchi e delle mandorle, (Gen.XLIII,11).”
Questo passo della Bibbia fa riferimento ai doni che Giacobbe, per intenerirlo, volle offrire al viceré di Egitto Giuseppe e ci da due importanti informazioni, ci dice infatti che il pistacchio era già noto agli antichi ebrei, ed inoltre che esso era ritenuto un frutto prezioso (i prodotti più scelti del paese). Dovendo parlare della diffusione della pianta nel territorio di Bronte, è sembrato giusto fare riferimento ad una fonte che mettesse in risalto proprio questi due aspetti: l' antichità e la preziosità del frutto. L'antichità, in quanto il pistacchio in Sicilia è conosciuto già a partire dalla età romana, questo veniva infatti importato dall'oriente, più o meno dall' area sirio-palestinese, dove la pianta era diffusa e da dove in precedenza i fenici partivano per diffonderla in altre aree d'oriente. Il pistacchio quindi è presente in Sicilia da duemila anni, ma fu soltanto con la dominazione musulmana che cominciò ad essere coltivato in maniera tale da diventare, almeno per il territorio brontese, una fondamentale risorsa economica. I musulmani diffusero la coltura nel territorio etneo, dove il terreno lavico ed un microclima particolare fra i 300 ed i 700 metri si rivelarono ideali più che in altre zone della Sicilia. I termini dialettali "frastuca" e "frastucara" con i quali si indicano rispettivamente il frutto e la pianta testimoniano chiaramente la origine araba, pur se ci troviamo in un territorio dell' isola (il Val Demone) dove la presenza musulmana fu meno influente rispetto alla Sicilia occidentale. Il pistacchio oggi è presente oltre che a Bronte anche in discreta quantità nel vicino territorio di Adrano, ed in quantità più ridotte anche a Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Belpasso, Camporotondo. In maniera sporadica si trova anche nell'agrigentino e nel nisseno ed in maniera concentrata ma sempre in piccola quantità presso il comune di Pietraperzia in provincia di Enna. Qualche pianta è presente pure al di fuori della Sicilia in Puglia e Calabria con una influenza sulla produzione nazionale appena dell'1%. La produzione brontese è quantitativamente quindi la più alta in Italia (circa l' 80%) , ed il terreno lavico ed il clima particolare lo rendono qualitativamente il migliore al mondo, tanto che qui è noto come l' 'oro verde'. Per poter crescere perfettamente è opportuno che nel terreno dove è coltivata la pianta non ci siano troppi alberi di ulivo, che tendono a rubare luce al pistacchio ed ostacolano l'impollinazione, e fichi d'india che rischiano di depauperare il terreno stesso. Fondamentalmente è nell' ultimo secolo che grazie alla laboriosità dei contadini brontesi, i quali hanno abbandonato la pastorizia ed altre forme di coltura (come si evince dalla distribuzione delle colture nell’800) per innestare quantità enormi di piante spontanee, tanto da rendere il pistacchio prezioso volano di crescita economica rendendo famoso il paese alle pendici dell' Etna.

Aòlberi di pistacchio


Pistacchio in fase di maturazione


Pistacchio maturo


Pistacchio appena raccolto


Smallatura del pistacchio
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